Editoria evoluta

Cercando su youtube qualche video che mi spiegasse, mi desse una visione quanto più chiara possibile, sul futuro dei libri in Italia, ho trovato questo video del febbraio del 2011.

Dopo più di un anno mi sembra non ci si sia mossi più di tanto. Certo un anno nel mondo della carta stampata è pochissimo, ma nell’era digitale 365 giorni son già parecchi. La mia stima è che nel prossimo anno la fruizione di e-book ed editoria digitale possa finalmente avere un’accelerazione. La mia percezione è che l’asso nella manica non sia nelle giacche delle grandi case editrici. Mondadori, Rcs, Feltrinelli, Rizzoli, sono aziende mastodontiche che hanno logiche economico-finanziarie ben complesse. Marginalità viene garantita da periodici e informazione, quello che fu il core business inizia ad essere un’attività quasi collaterale, lasciando spazio al grande business della distribuzione. La carta vincente è nelle grandi mani delle “piccole” case editrici. Sono queste ultime che possono cambiare il mondo. La filosofia imprenditoriale italiana non è particolarmente innovativa. Il mercato elefantiaco delle grosse imprese si muove, anche rapidamente, solo se si sente minacciato. Storicamente il sistema economico italiano si attiva quando è già in ritardo. L’opportunità, ma da prendere al volo, è ora. Ed è nelle leve manageriali degli editori indipendenti.

Oggi come oggi non ci si deve fermare a riflettere su cosa sarà il futuro del libro cartaceo, ci si rassegni, il libro cartaceo morirà. E mi permetto di dire, che sia il destino auspicabile. Non voglio fare il paladino dell’ambiente, ma credo che l’impatto ambientale sia un ennesimo elemento da considerare all’interno di questo panorama. Carta vuol dire alberi, alberi vuol dire costi ambientali esorbitanti. Digitale vuol dire massima divulgazione con minimo impatto ambientale. Pensate ai 50 libri lanciati ogni giorno sul mercato. Fermatevi e visualizzateli come alberi, sono tante piccole foreste che si spostano sugli scaffali di una libreria per poi, dopo non troppo tempo, finire nei magazzini degli invenduti. Uno su mille ce la fa. Il digitale non può che essere il futuro, i nostalgici si rassegneranno ad avere sempre meno libri cartacei. Guardiamo il lato positivo, non saremo costretti a cambiare casa per superato limite di libri.

Ma cosa serve per salvare le piccole case editrici dal sistema digitale? E già, l’evoluzione, se non gestita, rischia di essere un terribile boomerang che, inevitabilmente, colpisce prima i piccoli e poi i Golia di turno. Il vero “nemico” dell’editoria sono gli autori. Il sistema digitale, si è evoluto a tal punto – nonostante il mercato non voglia accorgersene – che gli scrittori possono elevarsi ad editori di se stessi. Certo, sia chiaro, non è cosa semplice emergere all’interno di un marasma di sedicenti scrittori, ma questo rischia, ancor più, di danneggiare la letteratura e la diffusione culturale in senso ampio.

Il selfpublishing è uno dei grandi punti di domanda dell’editoria digitale a mio vedere. Chiunque può pubblicare un manoscritto, ma solo pochi possono diventare degli Autori. Ed è qui che risulta essere necessaria la presenza di un editore o agente letterario. Il punto fondamentale è che dare in mano a chiunque un software come iBook Author di mamma Apple, dà il via libera ad una proliferazione di e-book senza pari. Risultato? Altro che 50 nuovi libri al giorno, molti di più e la qualità di certo non è garantita.

La ricetta vincente forse non è ancora stata scritta, ma le case editrici devono muoversi nello sviluppare sistemi di gestione del selfpublishing. Serve garantire distribuzione, serve cambiare approccio al mondo della critica letteraria rendendola meno “imposta” e più democratica. Esempio ultimo è la fascetta di “Limbo” di Melania Mazzucco Einaudi, che vede la critica, poi approfondita su la Stampa, di Noemi Cuffia, blogger letteraria ideatrice di TazzinaDi Caffé.

Il mondo sta cambiando, così come nel corso di 10 anni le macchine fotografiche analogiche hanno lasciato il passo a quelle digitali, oggi i libri di carta iniziano ad avere il destino segnato. Continuando il parallelismo con la fotografia è bene osservare ciò che è accaduto con la fruizione dello strumento in chiave elettronica. Oggi come oggi tutti, più o meno, si elevano alla qualifica di fotografi. Molti raggiungono anche discreti risultati, ma cosa accade alla compagine di fotografi definibili artisti? Le difficoltà per emergere sono aumentate a dismisura. Arte può essere definito l’approccio ad una disciplina che si distacca, per tecnica o visione, a ciò che viene messo in pratica a livello amatoriale. Individuare un artista tra 100 è una cosa, individuarlo tra 1.000 è ben più complesso. Il selfpublishing consente a chiunque di lanciarsi nell’editoria, ma rende difficilissima l’individuazione di talenti e la loro affermazione.

Il rischio reale è un appiattimento del livello culturale nazionale, come se non bastassero le “distrazioni intellettuali” sulle nuove storie d’amore di Belen e della sua farfallina ormai celeberrima. Gli editori hanno l’obbligo di riprendersi in mano la diffusione culturale in questo Paese. Non cercassero scuse nella TV e internet. Entrambi i media possono essere promotori di cultura, possono aiutare il libri ad entrare nelle case. E’ proprio lì che si deve lavorare per acquisire nuovi lettori e far aumentare quella drammatica percentuale del 48% di italiani, tra i 20 e i 24 anni, che non ha letto neppure un libro in un anno.

Basta con la nostalgia, avanti con l’innovazione per perseguire l’obiettivo di diffondere la cultura.

RDL

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