Giardini di Limone – riflessioni dal Medio Oriente

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Non vi è ragione o torto. Non vi è parte vinta o vincitrice. Entrambi i popoli portano ferite inferte da millenni di storia. Israele e Palestina. Ebrei ed arabi, non arriveranno mai ad abbattere le mura che ne dividono i giardini di limone nel loro territorio. Non arriveranno mai a bere, in territorio israeliano, limonata fatta con limoni palestinesi.

La lacrima cade dagli occhi di chi non ha convissuto con la morte. Non ha respirato la paura degli scuola bus imbottiti di esplosivo. Cade, e comunque cade, dagli occhi di chi osserva, da una posizione sì privilegiata in quanto tale, ma non immune da sentimenti di fratellanza umana. Due stati che hanno le loro ragioni per difendere la propria sovranità, ma che perdono la loro stessa ragion d’essere nel come agiscono. Due stati che, pur di non fare un piccolo passo nelle reciproche direzioni, ne fanno dieci in quella opposta.
Non vi è soluzione. Non può esservi soluzione se a governare sono le paure delle masse e gli atti di forza reciproci. Vi sarà soluzione quando svanirà la rassegnazione. Quando gli occhi di chi osserva da lontano potranno dar luce a chi non ha più lo sguardo che va oltre il suo, troppo vicino, orizzonte.
Appelliamoci a quella lacrima. Appelliamoci a quel forte sentimento di fratellanza. Una convivenza è possibile, ma occorre stropicciarsi gli occhi, mettere a fuoco ciò che si ha di fronte. Compiere un passo nella direzione dell’altro e dialogare.

Amos Oz - Contro il Fanatismo - Feltrinelli

In ogni frutteto ci sono frutti marci. Anche interi alberi, ma non siano questi a render marcio l’intero raccolto. Vengano indicati, messi ai margini e non siano da alibi alla guerra. Si inizino a cercare alibi alla pace, non all’uso delle armi.

La sola speranza di pace è inconcludente. La costruzione della pace non ha vie alternative a quella del cammino comune. Fuori dai giochi gli interessi economici internazionali. Siano gli intellettuali a scuotere gli animi. Si parli di ciò che accade. Si diffonda un’opinione di libertà e rispetto reciproco. Si leggano libri, si proiettino film, si aprano le menti. Sia la cultura l’unica arma contro gli alibi della guerra. Sia la cultura l’unico alleato della pace.

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Due giorni fa la decisione presa all’ONU di dare  alla Palestina il ruolo di “Stato osservatore”. Il 29 novembre 2012 sarà una data storica. Oggi, primo dicembre, Israele comunica al Mondo che occuperà nuovi territori palestinesi con nuovi insediamenti (o meglio, riprendendo la costruzione, di non so quante case, che era stata sospesa qualche anno fa per i negoziati di pace).

La situazione non migliora, forse peggiora. La crisi israelo-palestinese persiste più che mai. Ci sono soluzioni? Forse sì. Forse basterebbe guardarsi in faccia, ma una cosa è certa, è importante farsi un’idea chiara sull’argomento. E’ questa la vera impresa. Letteratura e cinema possono aiutare a pensare.

L’appello alla cultura che è stato “dettato” dalla visione di Lemon Tree va urlato sempre più forte.

A.T.

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