#OneDayBook – per lettori pigri

L’hashtag n.1 della classifica italiana nella giornata (per la precisione alle 12.29) di giovedì 26 aprile!

#onedaybook, nel nostro intento, uno strumento per diffondere la lettura. Coinvolgendo anche i lettori più pigri. Abbiamo chiesto al popolo del cinguettio – twitter continua ad essere un terreno ultra fertile per il mondo della lettura – di suggerire un libro da iniziare e finire in un giorno. Perché? Semplice. Abbiamo più volte detto che la risorsa più scarsa è il tempo libero. Riteniamo che sia questo uno dei motivi per cui la lettura è così in calo tra il pubblico italiano. Ci siamo quindi convinti che un libro, di circa 100 pagine, possa essere un valido incentivo per sensibilizzare anche il lettore (non lettore) più pigro.

I twitterini non hanno esitato a supportare l’iniziativa. L’interazione forte con editori del calibro di Feltrinelli, ha permesso ad un pubblico molto vasto di interagire e di suggerire più di 300 libri da divorare in un solo giorno.

Grandi classici, uniti a ultime novità. Il Piccolo Principe affiancato a titoli di Alessandro Baricco, come Novecento, Oceano mare e Seta, tra i più suggeriti. Ma anche “novità” editoriali, nate dalla penna di magnifici autori, mi riferisco a Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan. Personalmente uno dei romanzi più belli degli ultimi anni.

Una breve mappatura dei libri più gettonati o di quelli degni di nota, a nostro avviso.

Alessandro Baricco – Novecento. Ed. Feltrinelli
Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.
Questo racconto, nato come monologo teatrale, è uscito per la prima volta nel 1994.
Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano.

Alessandro Baricco – Seta. Ed. Feltrinelli
La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto.
Da Seta, pubblicato da Rizzoli nel 1996 e da Fandango nel 2007, tradotto in oltre trenta lingue, bestseller internazionale, è stato tratto il film omonimo di François Girard, con Michael Pitt, Keira Knightley e Alfred Molina, nel 2007.

Jennifer Egan – Il tempo è un bastardo. Minimumfax

Il tempo è un bastardo è un romanzo insolito, formato da una serie di racconti eterogenei per ambientazione e stile, ma collegati dal ricorrere degli stessi personaggi. Al centro ci sono Bennie Salazar, ex musicista punk e ora discografico di successo, e il suo fidatissimo braccio destro Sasha, una donna di polso ma dal passato turbolento. Le loro storie si snodano fra la San Francisco underground di fine anni Settanta e una New York prossima ventura in cui gli sms e i social network strutturano le emozioni collettive, passando per improbabili ascese sociali e matrimoni falliti, fughe adolescenziali nei bassifondi di Napoli, scommesse azzardate ma vincenti su musicisti dati troppe volte per finiti. Intorno a Bennie e Sasha si compongono le vicende delle loro famiglie, dei loro amici, dei loro mentori: una costellazione di co-protagonisti indimenticabili grazie alla quale la Egan riesce a raccontare le degenerazioni isteriche del giornalismo e dello star-system, la pericolosa meraviglia delle droghe psichedeliche, le delicate dinamiche emotive di un bambino autistico nella provincia americana del futuro.

Sia chiaro, è un libro ben oltre le 100 pagine, secondo noi è un vero CAPOLAVORO. Anche il lettore non troppo attivo, quello pigro, rischia di avere una immensa soddisfazione nell’iniziarlo e venirne risucchiato nell’arco di un weekend al massimo. Provare per credere.

Vi segnaliamo anche un’ottima intervista all’autrice.

Franz Kafka – Un artista del digiuno. Quodlibet
Un artista del digiuno (Ein Hungerkünstler, 1924), uno dei pochissimi libri che Kafka ha voluto pubblicare in vita, viene qui per la prima volta tradotto e stampato come opera a se stante, nella forma cioè che Kafka gli aveva dato.

Contiene quattro straordinari racconti concepiti da Kafka per stare insieme, poiché girano tutti e quattro attorno alla stessa questione, cosa sia quel fenomeno che chiamiamo arte e quel destino che è essere artisti.

Preparato durante il suo ultimo anno di vita, l’amico Max Brod riferisce che il lunedì 2 giugno 1924, il giorno prima di morire, Kafka lavorò alla correzione delle bozze di questo suo ultimo libro, e continuò anche il mattino seguente, martedì; e mentre lo faceva, disse poi il dottor Klopstock, le lacrime gli rigarono a lungo le guance. «Non vada via» disse Kafka ad un certo punto a Klopstock. «Non vado via», rispose il dottore. «Ma vado io», 3 giugno 1924, sanatorio di Kierling presso Vienna. Il libro uscì nell’estate; ma Kafka non l’ha potuto vedere, perché oramai non c’era più.

Samuel Benchetrit – Diario di un cazzeggiatore. Giulio Perrone Editore

Un romanzo divertente, graffiante, dall’ironia dissacrante. Un “antidepressivo”.
Roman Stern. Un diploma mai conquistato, il rito della prima sigaretta mattutina e una passione per la bistecca allo scalogno. Una zia alcolizzata e un cane viziato in eredità. E nessun sogno. Ma Roman Stern ha anche un’insolita qualità: chiunque si trovi, anche accidentalmente, a incrociare il suo cammino prova l’irresistibile impulso di lamentarsi con lui. Davanti a una birra, per strada o alla fermata dell’autobus, ogni luogo diventa occasione per un’inaspettata confidenza.

Come sfruttare una così singolare capacità? È sufficiente una targhetta di ottone all’ingresso del palazzo, un telefono e una macchinetta del caffè. Roman per la prima volta rende concreta un’idea: fonda la “Società delle Lamentele” trasformandosi così in un ascoltatore professionista. Assiste ai monologhi dei suoi clienti raccogliendo piccoli frammenti delle vite altrui. Ma tenta di astenersi dalla propria di vita, di rimanere solo uno spettatore neanche troppo coinvolto dallo spettacolo messo in scena. Roman rimane sullo sfondo convinto che questo sia l’unico modo per non soffrire. Ma si può evitare il dolore? È veramente possibile sfuggire alla vita? Ecco che diventavo infelice anch’io. non si poteva certo dire che prima rappresentassi la felicità in terra. ero giusto neutro. Non mi ponevo la domanda. Ma adesso non ero felice. no. Forse se mi fossi imbattuto in un tipo come me mi sarei lamentato. Della Società delle Lamentele diventavo un banale cliente. Il calzolaio con le scarpe rotte. Ecco un altro proverbio del cazzo che mi calzava come un guanto. Non riuscivo a sopportare l’idea della sofferenza. non volevo stare male. Per tutta la vita mi ero sforzato di non fare niente per non soffrire. il lavoro fa male. L’amore fa male. Tifare una squadra di calcio fa male. Si può sfuggire al dolore? O il dolore è dentro di noi come un organo? Uno stomaco triste che non si può sostituire. Certi lavorano duro per dimenticarlo, altri bevono o fanno sport. Io ero fin troppo sfaticato per queste cose.

Daniel Pennac – Come un romanzo. Feltrinelli

Quando lo scrittore si mette nei panni del lettore: le massime sul leggere e i suggerimenti sulla buona lettura di Daniel Pennac.

Qui una breve recensione esterna.

Luis Sepulveda – Diario di un killer sentimentale. Guanda

Un professionista è sempre un professionista, ma la giornata era iniziata male: faceva un caldo infernale a Madrid e la sua amichetta francese l’aveva piantato come un cretino per qualcuno incontrato a Veracruz. La compagnia di una buona bottiglia di whisky e di una mulatta che si portava dietro tutta l’aria dei Caraibi non gli aveva risollevato l’umore, quella ragazzina viziata dai fianchi sodi e dalla bocca rossa lo aveva proprio messo al tappeto. In fondo, dietro i modi da duro, lui era un killer sentimentale. Non che fosse superstizioso, ma in una giornata del genere la cosa migliore sarebbe stata non accettare incarichi, anche se la ricompensa aveva sei zeri sulla destra ed era esentasse. Il tipo che doveva eliminare, uno con l’aria dell’idealista, ma anche di chi non soffre la solitudine fra le lenzuola, non gli piaceva affatto, puzzava troppo di filantropia. I retroscena dell’incarico, però, lo incuriosivano stranamente. Chi voleva la morte di quel messicano? Quali peccati aveva commesso? Come mai due gringo, agenti della D.E.A., sorvegliavano la sua camera? Perché un filantropo appariva coinvolto in traffici di droga? Era sempre rischioso farsi troppe domande in un mestiere come il suo dove non esistevano licenziamenti ma certificati di morte.

Qui potete leggere tutti i cinguettii dell’hashtag #onedaybook non esitate ad interagire su twitter, i vostri suggerimenti verranno accolti con estremo piacere.

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