Vuoi scrivere un libro? Ecco alcuni consigli pratici.

All’età di circa 10 anni, in un pomeriggio di sole insieme ad un’amica, ci era venuta l’idea di scrivere un libro giallo. Il tutto era nato dalla nostra passione per Agatha Christie e da una splendida macchina da scrivere che avevo trovato in casa, di cui ci piaceva molto digitare i tasti e sentire il “drin” che indicava la fine della riga. Dopo aver prodotto neanche una paginetta, nei giorni a seguire la nostra idea era poi sfumata per…mancanza di pianificazione! Ovviamente avevamo un progetto ambizioso vista l’età e l’esperienza, ma per coloro che volessero scrivere un libro, è molto importante avere un’idea definita del proprio progetto.

Mettersi a scrivere di getto, senza sapere dove si sta andando a parare, infatti, è rischioso, poiché nel momento in cui ci fermiamo, potremmo avere mille dubbi su come proseguire e, senza avere delle fondamenta, potremmo perderci. La prima cosa da fare, quindi, è porsi le domande-chiave che ci consentono di individuare una linea da seguire durante la stesura del libro. Rispondere a domande quali: perché voglio scrivere un libro? A che tipo di lettori mi rivolgo? Di quale genere letterario? Di cosa voglio parlare? è importante per cominciare a delineare un quadro d’insieme. Si tratta di stabilire una base solida del nostro progetto letterario, per ritornarvici ogni volta che abbiamo bisogno.

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In secondo luogo bisogna partire da un argomento che conosciamo, con cui abbiamo dimestichezza, altrimenti potremmo porci un obiettivo esageratamente elevato, facendoci sentire inadeguati o incapaci di arrivare alla meta. Meglio andare per gradi e scegliere un punto di partenza solido (dato che lungo il cammino ci saranno sicuramente alti e bassi…). La semplicità può essere di grande aiuto (e non solo per scrivere un libro!).

Scegliendo l’argomento, decidiamo anche quale genere vogliamo fare. Oltre a qualcosa a noi famigliare, questa scelta è strettamente legata all’eventuale pubblicazione e alla richiesta del pubblico. Ecco perché è importante porsi le domande-chiave prima di iniziare, evitando così di ritrovarci con un bel libro, ma che nessuno cerca (inutile dirlo, non è che scriviamo solo per noi stessi…). Se vogliamo avere maggiori probabilità di pubblicazione e successo, possiamo scegliere un genere “di moda” (passatemi il termine) o comunque tra quelli maggiormente richiesti, sempre che questo sia nelle nostre corde e che ci risulti “scorrevole” da scrivere. Ad esempio, uno dei generi più letti in Italia nel 2014 è il romanzo d’amore (fonte: La Stampa); se ci sentiamo inclini a questo tipo di testo, possiamo avviarci serenamente su questa strada. Se, invece, il genere non ci interessa minimamente, sforzarci di scrivere qualcosa che non ci appassiona non porterà ad alcun risultato, per cui meglio optare per ciò che più ci piace.

Una volta che abbiamo scelto il genere, dobbiamo documentarci, ovvero ci serve trovare una nostra bibliografia di riferimento, da cui attingere approfondimenti, spunti, conoscenze, in modo da avere un’ampia visione sull’argomento (bibliografia, che non deve per forza comparire nel nostro libro, ma serve a noi). Nel mio caso, volevo scrivere un giallo perché mi piaceva Agatha Christie e avevo preso i suoi libri come punto di riferimento. Se desideriamo scrivere poesie, dobbiamo aver letto un minimo di autori (nazionali e/o internazionali) per avere un’idea sul genere. O ancora, se volessimo scrivere un saggio sul rapporto genitori-figli, dovremmo avere diverso materiale da confrontare al riguardo.
I testi di altri autori sono molto utili per farci crescere come autori; leggere non serve a copiare, ma a capire meglio noi stessi e il nostro stile, quali possono essere le nostre inclinazioni o talenti e come meglio vogliamo esprimerci. Anche la scelta del genere del libro dipende da questo: come faccio a capire se mi appassionano i romanzi d’avventura piuttosto che i fantasy, se non ne ho mai letti?

Un ulteriore elemento che bisogna prendere in considerazione è il tempo che dedichiamo al nostro  romanzo. Scrivere non è, come detto prima, solo qualcosa che avviene di getto. Sicuramente ci sono dei momenti più favorevoli di altri, in cui siamo maggiormente produttivi; tuttavia, ve ne sono altri decisamente meno piacevoli. Con la dovuta flessibilità, è meglio se dedichiamo attenzione al nostro romanzo tutti i giorni e, quando proprio sentiamo che la mano non scorre sulla tastiera (o la penna non scivola sul foglio), limitiamoci ad abbozzare delle frasi o parole che ci vengono in mente, per poi riprenderle il giorno successivo, con un nuovo punto di vista.

Infine, facciamo il punto di ciò che vogliamo scrivere e schematizziamo la struttura del libro. Anche se non conosciamo con certezza tutto ciò che scriveremo (probabilmente il nostro libro non sarà pronto in tre giorni), scriviamoci i passaggi più importanti che abbiamo intenzione di trattare. Avere una scaletta, soprattutto quando dobbiamo scrivere qualcosa che va oltre le due pagine, ci serve come punto di riferimento, per ritrovarci quando andiamo a rileggere, per fare delle aggiunte o delle correzioni in alcune parti del libro o per modificarne aspetti più consistenti. E, naturalmente, avere un quadro sintetico della nostra idea letteraria.

Questi consigli riguardano proprio la partenza, la fase veramente iniziale di scrittura e di ideazione di un romanzo. Il come impostare il libro e la scelta della casa editrice piuttosto che del self- publishing, che in questo momento spopola, sono fasi successive. Il primo si può cambiare anche in corso d’opera. La seconda avviene nel momento in cui la nostra opera è finita e valutiamo solo allora come comportarci.

Buona scrittura! 

 

Gloria Zaffanella è Public Relation Manager di Stampaprint S.r.l., azienda leader in Italia nel settore della stampa online. Dopo una carriera nel print marketing, Gloria ha studiato le dinamiche del search engine marketing per approfondire le molteplici opportunità di un loro utilizzo congiunto.
@stampaprint_it

 

 

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