Vita, morte e miracoli di…

Chi conosce un po’ Roberto Mandracchia saprà che suore e preti sono da sempre un motivo ricorrente nella sua narrativa. Ora, con Vita, morte e miracoli edito da Baldini e Castoldi in collaborazione con l’agenzia letteraria Vicolo Cannery, il giovane scrittore agrigentino propone un romanzo tutto incentrato sulla tematica religiosa.
Del suo primo lavoro, Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza (Agenzia X), sono indimenticabili i dialoghi del protagonista con un Gesù fumatore e bestemmiatore che insegna a masturbarsi e sfodera battute come: “Con te è una noia, è come morire e non risorgere, credimi”.
In Vita, morte e miracoli, a parlare di santi, santoni, preti e fedeli è una voce del tutto diversa, quella del 34enne Canio Calicchia. Canio è un ragazzo semplice, custode del cimitero del piccolo paese di Retolo, mestiere che nella sua famiglia si tramanda da generazioni. Ha un ginocchio valgo e poche abitudini: fumare sigarette di trinciato forte e far visita ogni settimana al medico e alla sua personale prostituta. Canio, come egli stesso ripete ritmicamente nella narrazione, non capisce molte cose, ma sa qualcosa che agli altri sfugge. Mandracchia è bravissimo nel creare attesa intorno alla questione del segreto. Torna ad utilizzare quel meccanismo di sospensione già inaugurato in Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza dove il protagonista ci informa in apertura che tra 9 giorni morirà, iniziando un conto alla rovescia che accompagna il lettore capitolo dopo capitolo.Cover
In Vita, morte e miracoli Canio è detentore di una saggezza che lo contrappone al resto della comunità. Quando in paese si diffonde la voce che l’anziana Nunziatella Levo è in grado di comunicare con Gesù, gli angeli e le anime del Purgatorio, comincia a Retolo una sorta di contagio spirituale a cui solo Canio sembra essere immune. Canio si ritrova così isolato all’interno di una collettività in cui tutti sembrano essere certi di cosa sia bene e di cosa sia male. Bene è frequentare la chiesa, seguire la “mistica” Nunziatella Levo e andare alle sue Unioni di Preghiera, furbescamente organizzate dal di lei nipote, mezzo delinquente con il fiuto per gli affari. Male è fumare, arrivare in ritardo e lavorare in un cimitero a forma di genitali femminili.
Ma Canio e il cimitero a forma di fica esorcizzano la morte, convivendoci la accettano e le camminano a fianco. Gli abitanti di Retolo, invece, non sono in grado di metabolizzarla e di accettare il distacco dalle persone che non ci sono più. Ecco allora che si rivolgono a Nunziatella e si rinchiudono nella superstizione. Così ad ogni passaggio di Canio tutti, preti inclusi, si “raspano i coglioni”. E’ il suo rapporto con la morte, dunque, ciò che distingue veramente Canio dalle persone che lo circondano.
E il suo sguardo semplice è quello che permette al lettore di vedere come il perbenismo sia spesso solo una facciata dietro cui si nascondono ipocrisia e contraddizioni. Perfetto il personaggio del cognato, ex fumatore e ora – come tutti gli ex fumatori – insopportabilmente intollerante verso ogni emissione di nicotina e intransigente nei confronti di chi ne è dipendente. Egli rappresenta l’omologazione al pensiero dominante, così come la sorella di Canio: ex ragazzina ribelle ora, come tutti gli altri in paese, si lascia coinvolgere dal rumore che ruota intorno a Nunziatella e alle sue visioni, quella stessa Nunziatella che era pronta a maledire con le più atroci previsioni lei ed il fratello quando, da bambini, si introducevano nel suo pollaio per rubarne le uova.
Leggendo questo libro mi sono tornate alla mente le gite annuali al cimitero del paese, a trovare i nonni. Ho ripensato alle persone anziane che incontro calpestando il ghiaino, a braccetto con i miei fratelli, a chiederci se quel vecchio che stiamo per incrociare è lo stesso dell’anno passato o se invece è un altro, perché sembrano tutti inspiegabilmente così uguali da non riuscire a distinguerli. E nell’orecchio a chiedere a mamma e papà come si chiami quello o come si chiami quell’altra, per non arrivare troppo impreparati alla stretta di mano anche quando sappiamo che, nonostante tutto, qualcuno ci saluterà come se non ci vedesse da quando eravamo alti così.
Insomma, questo libro è da leggere, perché Retolo è un po’ come tutti i paesini d’Italia e come l’Italia stessa.
Che poi, pensandoci, se in ogni paese il cimitero fosse a forma di fica, forse tra le viuzze di ghiaia ci sarebbero storie più divertenti da raccontare.

di Diletta Bosso
@Dile_B

http://www.ibs.it/code/9788868520403/Mandracchia-Roberto/Vita-morte-e-miracoli.html

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