Editoria nel 2011 e primi mesi del 2012

AAA cercasi 723mila lettori smarriti. Tra il 2010 e il 2011 sembrano essersi volatilizzati più di 720mila lettori, sono diventati 25,9 milioni gli italiani che dichiarano di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi (fonte Nielsen – AIE).

Insomma, è da mettersi le mani nei capelli. Spending review. Esodati. Recessione e proiezioni macroeconomiche negative. Nulla di buono su nessun fronte, ma la speranza è l’ultima a morire. Unico trend positivo è quello degli e-book che crescono di percentuali imbarazzati (+740% sul 2010), ma che riescono a mala pena a raggiungere i 12,6 milioni di euro, pari allo 0,38% del mercato complessivo.

Non voglio soffermarmi sulle evidenti problematiche delle 2.225 case editrici presenti in Italia, che nonostante tutto stanno aumentando (+0,9% sul 2010). Qui il problema è credo più grave. Si legge meno. Metti la crisi, quella di certo impatta sull’acquisto di libri e e-reader, ma mettiamoci il cappello del più cinico dei personaggi che vi viene in mente. Siamo in tempo di crisi: aumento di part time, di “accompagnamenti alla pensione” e drammatici licenziamenti. Tutto dovrebbe sintetizzarsi in maggior “tempo libero”. Tempo in più per formarsi ed informarsi. Si dice, o meglio gli “illuminati” sostengono, che in periodo di crisi sia bene approfittarne per rinforzarsi ed essere avvantaggiati rispetto ai concorrenti quando le difficoltà cesseranno. E’ questa una regola valida solo per aziende e menti illuminate, o può essere resa propria da ognuno di noi?

Eppure sembrava che fenomeni come le 50 sfumature della casalinga disperata avessero fatto bene almeno al mercato. Così non è a guardare i numeri dei primi 9 mesi del 2012: -8,7% rispetto al 2011. Insomma E.L. James non ha fatto bene né alla Letteratura (opinione personale, lasciatemela fare), né al mercato dei libri in senso assoluto.

L’unica speranza sono ancora una volta gli e-book che, percentualmente crescono a tripla cifra, ma la base rimane prossima allo zero. Cosa sta succedendo? Dove si sta andando?

Il Sistema Paese sta subendo danni gravi nella sua economia reale, ma ciò che più preoccupa è che non ci siano spiragli di ripresa. Non parlo delle proiezioni del PIL – quello il Professore lo vede in crescita dalla seconda metà del 2013 – mi riferisco piuttosto alla proiezione dell’intelletto e del livello culturale degli italiani. E’ lì che giochiamo la nostra partita. E’ solo con la cultura che possiamo difenderci dal baluardo della “ricchezza fantoccio” e creare le basi, vere, per il risanamento dell’economia reale e di una società che sia quanto più uniforme e sana possibile. Rimbocchiamoci le maniche, stringiamo la cinta. Cosa più importante, allunghiamo la mano su una di quelle mensole della scaffalatura che abbiamo in salotto e iniziamo a sfogliare quel libro che sta lì a prender polvere o a farci fare “bella”figura con gli ospiti. Impariamo a far bella figura con noi stessi e con la nostra sete di cultura. Che mai ci si possa sentire dissetati, è l’unica sete che può dare vero nutrimento.

Lettori, a noi cambiare queste percentuali negative e riportare in crescita mercato e livello culturale nel Paese che si è sempre distinto per questo e non per tronisti, veline e calciatori. Poeti, navigatori e Santi, questo eravamo. I Santi più o meno ci son tutti. I navigatori ce li siam giocati con gli ultimi inchini. Ci rimangono i canti e la prosa, almeno leggiamoli.

Buona lettura.

A.T.

Fonte: http://www.aie.it/Portals/3/Convegni/Sintesi2012.pdf

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